sabato 22 aprile 2017

160- Seminari di psicologia pratica "in un'ora" tenuti presso Res Publica, Alghero. L'audio dei seminari si trova su Youtube: "Gian Luigi Pirovano seminari di psicologia"

Seminario n°4 : LA GESTIONE DELL'ANSIA

Col quarto seminario riprendiamo il tema dell'ansia, che è legato al "blocco", al bunrnout del primo seminario, alle difficoltà nel lavoro, nelle relazioni... l'ansia!
Ci sono alcuni concetti che se riesco a comunicarveli poi tutto il resto diventa molto facile, e se riesco a comunicarveli bene potete diventare voi dei creatori di modi di reagire positivamente all'ansia.
Una prima cosa che vi chiedo di mettere a fuoco. E' una frase di Epitteto, questo filosofo di cui abbiamo pochissimi scritti. C'è una sua frase molto importante, che dice: non sono le cose a farci paura, o a crearci benessere, ma è quello che noi pensiamo delle cose. Questo è il nocciolo della psicologia.
Voi sapete forse, forse ne avete avuto esperienza, che lo psicologo lavora con la parola. Qual è il lavoro dello psicologo? Cercare di capire il mondo nel quale si trova la persona per quell'aspetto che lo fa star male (poi ci sono tanti altri aspetti che invece funzionano), cercare di capire bene quali sono le cose che pensa, che immagina nello star male, nell'avere un problema, nell'avere una difficoltà, e utilizzando le conoscenze di psicologia, cercare piano piano, seguendolo, di portarlo ad immaginare, a pensare qualcosa di diverso che lo aiuti a star bene.
Noi diciamo in psicologia che il nostro organismo è un organismo "direzionale": io sono qui e voglio arrivare là e se ho delle immagini, dei pensieri e degli atteggiamenti in sintonia con l'obiettivo al quale voglio arrivare, farò un passo, poi un altro, poi un altro e così via, e arrivo là. Se ho ansia vedrò l'obiettivo con ansia, e allora proverò a cambiare direzione, e poi a cambiarla ancora e così via, a zig zag, sprecando energie, tempo, risorse. Cioè immagino che succederà questo, avverrà questo, ecc, tutto in negativo, e quando arrivo là, al traguardo che ho temuto, ..... siccome ho inziato a star male fin dal primo passo e poi nei passi successivi, ho molte meno probabilità di arrivare in forze a quello che era il mio obiettivo. Pensate allo studio, all'interrogazione, pensate all'incontro con una persona, pensate a cosa pensate dei vostri figli, dei vostri genitori, dei vostri capi, dei vostri colleghi, dei vostri dipendenti, dei vostri amici, ecc.






Se invece mi metto in un attegiamento che è funzionale all'obbiettivo le cose camminano. Un passo alla volta vado.




Alcuni aspetti per fortuna, e ci sono tanti aspetti nei quali funzioniamo bene. Ma se abbiamo un problema di ansia le cose avvengono come nel primo disegno. Magari per una persona è l'incontro coi professori, per l'altra persona è la gestione del figlio, per un'altra ancora è l'incontro con una persona da cui si sente attratta, che gli piace, ..... andate avanti voi! In tanti di questi aspetti per voi non è un problema. Forse per uno scatta invece l'ansia.
Questa la si chiama anche "legge di attrazione", oppure con una parola psicologicamente più utilizzata, "organismo direzionale".
Ma un ultimo concetto è importante che vi dica, che riassume sia quello che vi ho detto di Epitteto, sia il concetto di organismo direzionale o legge di attrazione. Eccolo: il nostro organismo non distingue fra realtà e immaginazione. Per questo Epitteto dice che non sono le cose che ci creano ansia, ma quello che noi pensiamo delle cose.
Facciamo un piccolissimo esperimento. Vi farà un po' male, ma recuperiamo subito. Provate ad immaginare una forchetta di acciaio, di metterla in bocca e di stringerla coi denti. Cosa provate? ... mamma mia che facce che vedo! Eppure qui non c'è nessuna forchetta, non stiamo mettendola sotto i denti, non la stiamo stringendo fra i denti: il nostro organismo non distingue fra realtà e immaginazione.
Noi siamo esseri simbolici, lavoriamo coi simboli, con le metafore, con le immagini. Addirittura oggi (questa è una cosa molto difficile, ma ve la accenno soltanto) la fisica fondamentale, dopo tutti i passaggi che ha fatto ...... Voi ricordate: credevamo che la terra fosse ferma e tutto le girasse attorno, ma non era la realtà; credevamo poi che la terra girasse intorno al sole e girasse in tondo, ma arriva Keplero e dice no, forma un ellisse; arriva Newton e dice ma come fanno a stare insieme tutti questi corpi celesti? ... e inventa la forza di gravità che li fa attrarre; arriva Einstein e dice no, hai sbagliato Newton, la gravità è tutta un'altra storia e spiega come; arriva poi Heisemberg e mostra che se noi andiamo nell'infinitamente piccolo le cose che dice Einstein non funzionano più. Cioè tutta la storia della nostra conoscenza (faremo un seminario sulla conoscenza) è tutta una storia di "crediamo che sia, per poi scoprire che non lo è, o lo è in modo diverso", "crediamo che sia, ma poi scopriamo altri elementi e scopriamo che invece sta in un altro modo". Però tutte le immaginazioni, da Tolomeo che credeva che la terra fosse al centro di tutto, fino ad oggi, tutti i passaggi che abbiamo fatto, per alcuni aspetti hanno sempre funzionato: i calcoli di Tolomeo funzionavano, i calcoli di Copernico e poi di Newton funzionavano, e continuano a funzionare in alcune realtà. Il lavoro del fisico, di chi fa fisica fondamentale è soprattutto lavoro di immaginazione, e dopo va a vedere se funziona.
Se io riesco a comunicari questo, voi capite che la vostra immaginazione, l'immaginazione di ognuno di noi, l'imparare a gestirla è fondamentale per star bene. E se ricordate un'altra cosa, e cioè che alla natura che io, Marilena, Valeria, Giovanni, ecc. siano felici non gliene importa nulla: alla natura interessa soltanto da 3, 8 miliardi di anni che la vita si moltiplichi, fare esperimenti di moltiplicazione della vita. E in 3,8 miliardi di anni, dalla prima cellula, era un batterio, siamo arrivati a noi, 50 trilioni di cellule. Le mie cellule da 74 anni circa lavorano assieme, non sappiamo perchè, e un giorno non ce la faranno più a lavorare assieme.
Tutto questo per dirvi che siamo noi, ognuno di noi, che abbiamo il compito di costruirci la nostra felicità. Alla natura non interessa. E per costruirsi la felicità, visto che siamo degli organismi direzionali, che viviamo di simboli, di metafore, di immaginazione, è importante che ci alleniamo a gestire la nostra immaginazione. E per farlo facciamo subito un esercizio che vi faccia star bene, usando la nostra immaginazione.

ESERCIZIO di rilassamento e di benessere. La spiaggia.
Per farlo, chi desidera può chiudere gli occhi (con gli occhi chiusi viene meglio in genere). Chiudete gli occhi, portate l'attenzione al vostro respiro, fate un bel respiro, un respiro profondo e ascoltate nel vostro respiro la vita che è dentro di voi. La vostra vita che è unica ed è irripetibile. E mentre ascoltate la vostra vita dentro di voi, immaginate in questo momento di trovarvi su una spiaggia. Ci sono 5 gradini. Tu sei in alto, sul primo gradino. Ci sono 5 gradini da scendere e poi c'è la spiaggia. Sei sul primo gradino, in alto. Ora fai un bel respiro e scendi sul secondo gradino e ti rilassi. C'è la temperatura, ci sono i colori che ti piacciono, c'è il sole giusto, l'ombra giusta, la brezza giusta, il rumore di un mare tranquillo, c'è la luminosità che ti piace. E ora che sei sul secondo gradino fai un bel respiro e scendi sul terzo gradino e ti rilassi ancora di più. E ora che sei sul terzo gradino fai un bel respiro e scendi sul quarto gradino e ti rilassi ancora di più. E ora che sei sul quarto gradino scendi sul quinto gradino e con un bel respiro ti rilassi ulteriormente. E ora puoi fare qualche passo sulla spiaggia e andare a sdraiarti dove meglio ti piace e rilassarti ascoltando il rumore del mare sulla battigia. -senti sulla tua pelle il piacere del sole: c'è il sole giusto, la temperatura giusta, e stai lì a godere di tutto questo, con tranquillità. E quando volete riaprite gli occhi e ritornate qui.
Come state? Bene! Eppure qui non c'è nessun mare, nessuna spiaggia, nessun sole: il nostro organismo non distingue fra realtà e immaginazione!
Vi spiego ora alcuni aspetti di una tecnica che applicheremo ai problemi d'ansia. Più avanti faremo un seminario sull'EMDR e lì approfondiremo questa tecnica che ora vi spiego solo con alcuni accenni. Si è scoperto, e poi è stato confermato dalle indagini di neuroimaging con la risonana magnatica in particolare (oggi psicologi e neuroscienziati lavorano molto assieme perchè le scoperte della psicologia vengono molto confermate dalle immagini che ci mostrano quello che succede nel nostro cervello mentre mangiamo, mentre chiacchieriamo, mentre amiamo, mentre abbiamo paura, ecc.), si è scoperto (non sto ora aspiegarvelo nei particolari perchè lo approfondiremo in quel seminario) che il movimento degli occhi in particolare va a stimolare alternativamente i due emisferi. Per chi è destro lavora di più l'emisfero sinistro quando ragioniamo e l'emisfero destro invece quando proviamo emozioni. La cosa si inverte per chi è mancino. Allora ci si è chiesti: ma perchè non utilizzare questo?
Noi stiamo bene quando ragionamento ed emozioni si parlano fra loro. Ad unire i due emisferi c'è il corpo calloso, formato da tutte le fibre che collegano i due emisferi.
Perchè allora non utilizzare la stimolazione degli occhi? Potrei muovere il mio braccio e invitarvi a seguirlo con gli occhi, ma siamo in molti e allora vi chiedo di fissare due punti sui due lati estremi della parete di fronte a voi e mentre faremo il prossimo esercizio muovere gli occhi da un punto all'altro tenendo la testa ferma: così andremo a stimolare il collegamento fra i due emisferi, fra ragione ed emotività.
Ma si è visto che si può fare anche diversamente: ad esempio mettendo le braccia incrociate sul petto e stimolando con le mano alternativamente la spalla destra con la mano sinistra e la spalla sinistra con la mano destra. Anche così stimolo alternativamente i due emisferi stando con gli occhi chiusi. Noi lo chiamiamo "il movimento a farfalla".
Un altro modo che utilizzo è questo: faccio appoggiare le mani sul tavolo davanti a me e alternatiamente tocco la mano destra e la mano sinistra della persona, andando anche così a stimolare alternativamente i due emisferi.
Un ulteriore metodo, se mi trovo fra la gente, o per strada e ho un problema d'ansia, posso anche mettere le mani conserte attorno alla vita e battere sui miei fianchi alternativamente con la mano destra e la mano sinistra: nessuno se ne accorgerà e io stimolerò i due emisferi!
Ora faremo l'esercizio e quando vi dirò "andate a stimolare i due emisferi" scegliete voi se muovere gli occhi come vi ho spiegato, o se utilizzare le braccia incrociate sul petto o le mani conserte. Ora che siete seduti vi indico anche un'altra possibilità: incrociare le braccia sulle cosce e battete le mani alternativamente sulle due cosce, stimolando anche così, alternativamente, i due emisferi.
Ognuno di voi è invitato in questo momento a scegliere un aspetto che gli crea ansia. Qui non posso seguirvi singolarmente, per cui vi chiedo di scegliere un'ansia che non sia esagerata. Sapete che c'è un'ansia positiva, ad esempio quella che se arrivo con la macchina ad un semaforo rosso mi fa fermare; oppure se ho un'interrogazione mi fa studiare; e così via. L'ansia giusta è quella che ci fa agire: se ho fame non sto ad aspettare che arrivi il cibo, ma mi dò da fare invece per soddisfarla, ecc. Questa è l'ansia positiva. Ansia e stress si richiamano e per chi ha studiato il greco questa ansia la chiamiamo "eustress", cioè stress buono. C'è invece un'ansia negativa, che in qualche modo ci blocca, ed è quella di cui parliamo oggi. Ma l'ansia negativa, che viene chiamata anche "distress", cioè stress cattivo. Ed ha varie gradazioni, fino all'attacco di panico. Qui non possiamo trattare l'attacco di panico, perchè implica un rapporto personale fra psicoterapeuta e persona. Dobbiamo quindi stare su livelli d'ansia che disturbano, che vorremmo superare, ma bassi.

ESERCIZIO della frase positiva
Prendete una situazione con un po' d'ansia che vi piacerebbe alleggerire, magari superare. Sintetizzate la vostra ansia in una frase negativa che dite a voi stessi, ad esempio: non sono capace, non ce la farò, non sono in grado, non valgo, sono un niente, non posso farcela, è impossibile per me, ... Vi vengono queste o altre frasi negative quando avete ansia?
Ogni frase negativa ha sempre il suo esatto opposto, ad esempio a "non valgo" si oppone "io valgo"; a "non sono capace" si oppone "sono capace", ecc. Quindi ognuno di voi a una frase negatia e sa individuare l'esatto opposto positivo.
Ora vi chiedo di concentrarvi su quella situazione che vi crea un po' di ansia che vorreste superare (non troppa, vi ripeto, perchè non è questa la situazione nella quale possiamo risolvere problemi un po' pesanti).
Ora chi vuole chiuda gli occhi e mentre vi concentrate su quell'episodio che vi crea un'ansia che vorreste superare, provate a dirvi la frase positiva e a fare uno degli esercizi di stimolazione dei due emisferi.
Sei dentro la situazione che ti crea ansia, stimoli i due emisferi e ti dici la frase positiva. Aggiungi colore alla situazione, mentre ti dici la frase positiva, aggiungici i suoni, la musica che preferisci, aggiungi alla situazione la luce, la luminosità che preferisci. Immergiti, di' la frase positiva e stimola i due emisferi. E vai avanti finchè senti che la situazione cambia e la frase positiva prende vigore e forza dentro di te e ti trovi in uno stato d'animo diverso di fronte a quella situazione.
Immaginare la situazione con ansia, frase positiva, stimolazione dei due emisferi.
Come va? E' successo qualcosa? E' cambiata qualche sfumatura?

ESERCIZIO del posto sicuro
Ora vi indico un'ulteriore tecnica, che noi chiamiamo del "posto sicuro". Ricordate sempre che il nostro organismo non distingue fra realtà e immaginazione. Quindi se io ho una situazione che mi crea ansia ho due alternative: o comincio a star male subito e starò male fino a che arriva la situazione ansiogena, e sarò privo di forze e probabilmente mi bloccherò, oppure lavoro per immaginare in positivo, poi agisco di conseguenza secondo quello che mi dice la mia sensibilità nel pormi in positivo, e arriverò alla situazione che immaginavo ansiogena con energia, con la consapevolezza forte di aver fatto quanto dipendeva da me.
Ho un'interrogazione? Se parto adesso dicendomi che domani non ce la farò, comincio a star male adesso e a preoccuparmi fino a domani. Se invece mi dico: ho studiato, ho anche un bagaglio di conoscenze alle spalle, il mio lavoro l'ho fatto, e allora ora mi godo i miei amici, il mio tempo libero, da qui all'interrogazione di domani sto bene. Arrivo all'interrogazione non distrutto dallo stress che non mi consentirà di utilizzare le mie risorse anche se ho studiato (ricordate il blocco, il burnout del primo seminario?). Se invece lavoro con la frase positiva: Sono capace, ho fatto quello che mi era possibile, ho studiato, ho alle spalle anche un bagaglio di conoscenze che mi può aiutare, arrivo all'interrogazione e sarò nel pieno delle mie forze, utilizzerò tutte le mie risorse.
Questo vale per tutto: per gli incontri che al pensiero ci creano ansia, per tutte le situazioni per noi ansiogene.
Adesso, per creare il vostro "posto sicuro" vi chiedo di di individuare fra tutte le situazioni belle che vi sono successe nella vita, una molto bella, che quando vi immergete là, al mare, in montagna, con gli amici, da soli o con altri, e immergendovi là non siete più qui, ma vi godete quel ricordo splendido.
Siete pronti? Partiamo.
Mettetevi comodi e chi vuole chiuda gli occhi e portando l'attenzione al vostro respiro, con un bel respiro andate a quel bel ricordo, immergetevi.
Ora osserva la luce che c'è in quel bel posto che ti dà piacere, bellezza, sicurezza e aumentala se aumentare la luce ti dà piacere; osserva i colori e aumentali, rendili più vivi se ti dà piacere; ascolta i suoni e introduci i suoni che più ti piacciono.
Stai lì immerso a goderti tutto questo, e mentre godi tutto questo unisci pollice e indice della mano destra creando un collegamento fra questo gesto e il tuo posto sicuro.
Quando volete riaprite gli occhi e tornate qui.

In qualsiasi momento d'ansia, per recuperare e riuscire a ripartire vi serve molto rilassarvi, ad esempio con l'esercizio dei gradini verso la spiaggia, ma vi può servire anche andare al vostro "posto sicuro", che è uno strumento alle volte velocissimo e molto rilassante.
Ma perchè vi ho fatto unire pollice e indice della mano destra? Lo spiegheremo meglio quando faremo il seminario sulla PNL e si chiama "ancoraggio", cioè io collego volontariamente il mio stato d'animo a un gesto, a qualcosa. Io ho scelto uno dei più semplici, unire pollice e indice, perchè? L'abbiamo fatto una volta solo, ma ora vi dico: provate a chiudere gli occhi adesso, unire il pollice e l'indice partendo quindi dall' "ancoraggio" invece che dalle immagini. Facciamolo.

Chiudete gli occhi, unite pollice e indice e andate immediatamene a quella scena.

Se voi questo esercizio..... Vi dicevo prima: la felicità è qualcosa che ci costruiamo noi, alla natura non interessa ... Bene: se voi vi allenate a fare questo esercizio, questi esercizi, vedrete che dopo un po' di volte vi basterà fare l'ancoraggio e immediatamente, in un attimo, vi sarà facile accedere a questo stato di benessere che spero adesso avete provato.

C'è un'altra tecnica .... Vedete che vi sto dando una serie di strumenti, una serie perchè ognuno di noi è diverso ... c'è chi si trova meglio con uno, chi si trova meglio con l'altro ... se ve ne dò vari avete la possibilità di scegliere. Oppure siete magari così fortunati che vi vanno bene tutti e ve la godete a tutto spiano. E l'ansia diventa qualcosa che vi fa sorridere e passo dopo passo porvi in una situazione positiva, arrivando con tutte le vostre energie ancora fresche al momento che vi creava ansia.

ESERCIZIO: rilassamento differenziale di Jacobson

Ve lo conduco velocemente. E' un esercizio splendido per chi vuol dormire bene. Quante frasi negative ci si dice se si soffre d'insonnia: non ce la farò, starò sveglia come un grillo, ecc. Il rilassamento differenziale di Jacobson è molto utile a superare quest'ansia.
Si tratta di questo: Jacobson lavorando con dei biologi ha scoperto che se noi stringiamo fortemente un muscolo e poi lo lasciamo andare di colpo avviene un fenomeno per cui tutto quel muscolo si rilassa, non solo, ma c'è un effetto alone anche sul resto dell'organismo.
Allora, immaginiamo di essere a letto, ma qui lo faremo anche stando seduti.
Non ve lo spiego: lo facciamo. Se volete chiudete gli occhi perchè tutto diventa più semplice e più concentrato. Fate un bel respiro, portate l'attenzione al vostro respiro. E ora visualizza la tua gamba destra: il piede, il tallone, il polpaccio, il ginocchio, la coscia, il gluteo; e adesso stringi forte forte tutti i muscoli della tua gamba destra, forte, forte, più forte che puoi, e poi di colpo lasciala andare. Ok!
Si ripete una seconda volta: visualizza ancora la tua gamba destra, piede, tallone, polpaccio, ginocchio, coscia, gluteo; e adesso stringi forte forte tutti i muscoli della tua gamba destra, forte, forte, più forte che puoi, e poi di colpo lasciala andare. Ok! La tua gamba destra è rilassata e il rilassamento comincia ad estendersi al resto dell'organismo.

E ora visualizza la tua gamba sinistra: il piede, il tallone, il polpaccio, il ginocchio, la coscia, il gluteo; e adesso stringi forte forte tutti i muscoli della tua gamba sinistra, forte, forte, più forte che puoi, e poi di colpo lasciala andare. Ok!
Si ripete una seconda volta: visualizza ancora la tua gamba sinistra, piede, tallone, polpaccio, ginocchio, coscia, gluteo; e adesso stringi forte forte tutti i muscoli della tua gamba sinistra, forte, forte, più forte che puoi, e poi di colpo lasciala andare. Ok! Ora le tue gambe sono rilassate.
Ora visualizza il tuo braccio destro: dita, palmo, polso, avanbraccio, braccio fino alla spalla. Stringi forte forte tutti i muscoli del braccio stringendo anche il pugno. E ora molla tutto di colpo.
Lascia che si rilassi tutto e poi ripeti: visualizza il tuo braccio destro: dita, palmo, polso, avanbraccio, braccio fino alla spalla. Stringi forte forte tutti i muscoli del braccio destro stringendo anche il pugno. E ora molla tutto di colpo.

Ripeti ora sul braccio sinistro: visualizza il tuo braccio sinistro: dita, palmo, polso, avanbraccio, braccio fino alla spalla. Stringi forte forte tutti i muscoli del braccio sinistro stringendo anche il pugno. E ora molla tutto di colpo.
Lascia che si rilassi tutto e poi ripeti: visualizza il tuo braccio sinistro: dita, palmo, polso, avanbraccio, braccio fino alla spalla. Stringi forte forte tutti i muscoli del braccio sinistro stringendo anche il pugno. E poi molla tutto di colpo. E ora anche le braccia stanno dando il loro contributo al rilassamento generale.

Ora visualizza il tuo collo. Muovilo da una parte all'altra un po' di volte e poi di colpo abbandonalo.
Ripeti: visualizza il tuo collo. Muovilo da una parte all'altra un po' di volte e poi di colpo abbandonalo.

Ora visualizza la tua spina dorsale: le cervicali, le dorsali, le lombari, le sacrali. Per rilassare la spina dorsale fai prima un grande respiro riempiendo completamente i polmoni, e poi soffiando fortemente e velocemente svuota di colpo i polmoni. Anche la spina dorsale si rilassa.
Ripeti: cervicali, dorsali, lombari, sacrali. Fai un grande respiro riempiendo completamente i polmoni, e poi soffiando fortemente e velocemente svuota di colpo i polmoni . Anche la spina dorsale ora è rilassata.

Ma resta un'ultima parte del nostro organismo dove si accumulano molte tensioni: il volto. Visualizzalo e con molta tranquillità muovi tutti i muscoli del volto strizzandoli, facendo mille smorfie, la bocca, il naso, le gote, gli occhi, la fronte. Senti tutte le tensioni che si smuovono e strizzale più forte che puoi facendo mille smorfie. Poi di colpo lascia andare.
Ripeti una seconda volta: visualizza il volto e con molta tranquillità muovi tutti i muscoli del volto strizzandoli, facendo mille smorfie, bocca, naso, gote, occhi, fronte. Senti tutte le tensioni che si smuovono e strizzale più forte che puoi facendo mille smorfie. Poi di colpo lascia andare.

E ora che hai fatto tutto questo stimola i due emisferi in questo stato di rilassamento generale, nel modo che preferisci.

Immaginate questo esercizio fatto quando vi coricate, e finito l'esercizio vi mettete piano piano nella posizione che preferite per dormire.

ESERCIZI di sintesi

Voi sapete che è molto importante esercitarsi. La felicità, ora la sapete, è frutto di un lavoro fatto con consapevolezza. Cominciamo ad unire un po' di questi esercizi: prendiamo una situazione che vi crea un po' d'ansia, prendete la frase negativa, prendete l'esatto contrario, cioè la frase positiva, preziosissima, e vi chiederò di fare l'esercizio dei 5 gradini da soli, rafforzando la frase positiva mentre contemporaneamente stimolate i due emisferi. Pronti? Via! Quando avrete finito riaprirete gli occhi e tornerete qui.

Continuiamo l'allenamento. Mi piacerebbe che voi usciste di qui questa sera con una serie di stimoli che vi spingano ad allenarvi. Prendete ora un'altra situazione d'ansia e fate la stessa cosa col "posto sicuro": situazione che vi crea ansia, frase negativa, l'esatto contrario cioè frase positiva, andate al vostro posto sicuro rafforzando la frase positiva, e contemporanea stimolazione dei due emisferi. Via! Inseriamo ora anche l'ancoraggio: nel momento in cui siete nel massimo del benessere possibile in questo momento, stimolate l'ancoraggio con pollice e indice della mano destra. Quando avrete finito riaprirete gli occhi e tornerete qui.

Bene. Continuiamo ad allenarci. Abbiamo anche il rilassamento differenziale di Jacobson. Individuate una terza situazione di ansia --- penso che tutti ne abbiamo alcune, non meravigliatevi: il prolema non è avere dei problemi, a meno che qui qualcuno sia un dio o una dea ... è un altro principio della psicologia: mai meravigliarsi di incontrare dei problemi, ma imparare a gestirli, è questo ciò che è importante. Allora, dopo aver individuato una terza situazione ansiogena (ne abbiamo un buon bagaglio, visto che non siamo dei o dee), poi immagine, frase negativa, esatto contrario e cioè frase positiva, rilassamento differenziale focalizzandosi sulla frase positiva e ancoraggio nel momento migliore.
L'ancora può essere qualsiasi cosa: pollice e indice, ma anche un tocco, un tono di voce, una parola, un'immagine, ... qualunque cosa facile, semplice, immediata, che voi inventate e che scegliete di collegare a quello stato di benessere. Pronti? Via! E poi tornerete qui.

Più si ripetono questi esercizi, o altri che su questi principi potete inventare, più velocemente potrete superare momenti di ansia, immagini di ansia anticipatoria, e con più serenità esaminare i passi da fare per andare con tutte le vostre energie verso il vostro obiettivo.

C'è un brevissimo flash che voglio regalarvi: un giorno l'ansia bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire, e non c'era nessuno! Noi potremmo dire: l'ansia bussò alla porta, la nostra capacità di consapevolezza e di gestione andò alla porta, e non trovò nessuno.

Possiamo ora riassumere i concetti centrali, perchè è lì che sta il segreto. Poi gli esercizi li potete inventare voi, ne potete inventare uno al giorno e scegliere quelli che più sentite efficaci per ognuno di voi, nella specificità di ognuno.

Vorrei essere riuscito a comunicarvi che:
  • "non sono le cose a farci paura, ma quello che noi pensiamo delle cose"
  • "il nostro organismo non ditingue fra realtà e immaginazione"
E allora coltiviamo l'immaginazione e avremo un enorme vantaggio perchè se rivedete i due disegni iniziali, invece di fare l'enorme fatica legata all'ansia e arrivare al traguardo con la lingua fuori, andremo piuttosto linearmente verso ogni situazione, con tutte le nostre energie abbastanza intatte, e con maggiore possibilità di farcela. Posso anche non farcela, e allora ne prendo atto, è un feedback che la realtà mi dà. La realtà mi prende a calci se io non la rispetto. Ma se io ho fatto il percorso più lineare del secondo disegno, anzitutto mi sono garantito di stare sufficientemente bene durante il percoso, poi se il mio rapporto con la realtà funziona continuerò a star bene, e userò le mie energie in qualunque situazione; ho invece sbagliato qualcosa? La realtà mi dà sicuramente un calcio, ma non mi scoraggio e mi chiedo "dove ho mancato?", "Cosa posso cambiare?".

In questo modo io ottengo più risultati:
  • non mi faccio fregare dall'ansia lungo il cammino e quindi faccio un percorso positivo, di sufficiente benessere
  • ho consapevolezza che può funzionare o non funzionare
  • se funziona continuo col metodo che ho sperimentato essere efficace
  • se non funziona so che devo cambiare. Non dò la colpa a nessuno, non dò la colpa al genitore, al professore, al compagno, all'amico, ecc.. Mi chiedo che cosa ho sbagliato in questo percorso? E intanto durante il percorso sono stato sufficentemente bene.

Ricordate che in psicologia la prima cosa che uno psicoterapeuta fa è capire il mondo della persona che ha davanti, capire cosa ha fatto fino a quel momento per cercare di superare il suo problema. Non ce l'ha fatta. Allora, conoscendo i suoi tentativi, metterli da parte perchè non hanno funzionato. E utilizzando le conoscenze e l'esperienza dovrà individuare un percorso che sia diverso dai suoi tentativi infruttuosi, e aiutare la persona a fare un primo piccolo passo diverso da prima, e poi un secondo passo e poi un terzo, e così via. E saranno passi diversi da quelli che la persona ha fatto senza risultati. La psicoterapia è sempre la ricerca, non facile, di piccoli passi di cambiamento. Ma io non posso individuare dei piccoli passi di cambiamento se non ho chiaro qual è il percorso che non ha funzionato.
Ognuno di noi cerca delle soluzioni, ma un altro principio della psicologia importantissimo ci dice che purtroppo quando un nostro comportamento funziona, tendiamo poi a ripeterlo anche in altre situazioni, senza alle volte chiederci se la situazione è cambiata. Un caso classico: è il professore che non capisce niente, è il professore che ha sempre il mal di pancia, è mio marito che non funziona, è mia moglie, è mio padre, è mia madre, il mio amico che non funziona. Usiamo degli scaricabarili, che in psicologia si chiamano proiezioni.
Questi approcci proiettivi non funzionano, non ci aiutano a risolvere un problema, perchè noi siamo "relazione". Questo significa che anche noi siamo un elemento del giro, del cerchio relazionale, e la cosa fondamentale, visto che gli altri non li possiamo cambiare, è chiederci: cosa posso cambiare io perchè la situazione si smuova? Qual è la mossa sbagliata che sto continuando a ripetere?

Siamo ormai verso la fine e concludiamo,per chi vuole, facendo l'ultimo esercizio. Lo abbiamo fatto anche alla fine del primo seminario, quello sul blocco, sul burnout. Perchè lo ripropongo? Perchè è un esercizio che punta sul senso di sè, sull'autostima. Se ognuno di noi riesce a pensare con forza "io valgo" e riesce a sentire il proprio valore.... qui siamo 80-90 persone, siamo tutti diversi e tutti valiamo.... ecco allora un esercizio puntato a coltivare il senso positivo di sè. Allora sarà più facile uscire anche dalle paure, guardare negli occhi le persone, le situazioni. Siete pronti?

ESERCIZIO "io valgo"

Chiudete gli occhi, portate l'attenzione al vostro respiro, fate un grande respiro. Il respiro è la vita dentro di noi, è l'ossigeno che permette a tutte le nostre cellule di lavorare. Questi 50 trilioni di cellule che formano ognuno di noi, che non sappiamo perchè, da tanti anni (pochi per alcuni, molti per altri) continuano a collaborare e non sappiamo perchè.
E mentre ascoltate il vostro respiro, la vostra vita, unica e irripetibile dentro di voi, in questo momento immaginate alle vostre spalle i vostri genitori che vi mettono una mano sulle spalle e vi sorridono. Al di là dei loro limiti vi hanno trasmesso la cosa più preziosa che hai: la vita. E ora sai che è tua, è nelle tue mani.
E dietro i tuoi genitori immagina i nonni che ti sorridono. E dietro i nonni immagina centinaia di volti che ti sorridono: sono i tuoi antenati, una catena infinita, lunghissima. Gente che ha lavorato, di generazione in generazione perchè la vita arrivasse fino a te, perchè tu e non un'altra persona, perchè tu potessi fare esperienza della vita.
E forse puoi pensare che in questa catena, in qualunque punto, se quella coppia avesse fatto l'amore un'ora dopo, cinque minuti dopo, tutto da quel punto in poi sarebbe cambiato e tu, tu, tu, non saresti mai esistito. E invece da migliaia di anni tutto avviene perchè tu, tu, tu fossi qui oggi a fare esperienza della tua vita.
E allora , ascoltando la vita dentro di te, immagina di voltarti verso i tuoi genitori, i tuoi nonni, i tuoi antenati, e al di là dei loro limiti, onorarli e ringraziarli per la vita che ti hanno trasmesso, e che ora è tua, unica e irripetibile.
E dopo averli salutati e ringraziati, voltati di nuovo e guarda ora davanti a te, la tua vita, che è nelle tue mani. E mentre ascolti la tua vita dentro di te, immagina di cominciare ad ascoltare una voce che arriva dalla parte più profonda di te, e che dice, forse debolmente all'inizio, ma che potrà rafforzarsi giorno dopo giorno, una voce che dice:

io valgo
io sono ..... (e qui metti il tuo nome)
e sono unica e irripetibile
e giorno dopo giorno
io sono capace
di percepire
e poi percorrere
con equilibrio
la mia strada.

State lì a godervi tutto questo, e la mia indicazione è: fatelo ogni giorno, a rafforzare ogni giorno il vostro senso di sè. Non permettete a nessuno di schiacciarvi. Rafforzate il vostro senso di sè, e più sarete forti dentro di voi, più coltiverete il bel tempo dentro di voi, più vi sarà agevole rapportarvi in modo equilibrato agli altri.


Alcuni libri utili:
  • "Vivi la vita che desideri con la PNL" di R. Bandler; ed Alessio Roberti (€19,90)
  • "Lasciare il passato nel passato, tecniche di auto aiuto nell'EMDR", di .F Shapiro; ed Astrolabio (€27)
  • "La paura è una sega mentale, come liberarsene per sempre", di G.C. Giacobbe; ed Mondadori (€16)
  • "Come diventare Budda in cinque settimane", di G.C. Giacobbe; ed Ponte alle Grazie (€12)
  • "Usare il cervello per cambiare", di R. Bandler, ed. Astroabio (€12)

lunedì 5 dicembre 2016

159- Seminari di psicologia pratica "in un'ora". 3- L'illusione razionale: saper riconoscere i trucchi della comunicazione (Testo. L'audio lo trovi sul mio canale youtube)
Seminari di psicologia pratica "in un'ora"

Seminario n°3

L'ILLUSIONE RAZIONALE
( come allenarsi a capire alcune trappole della comunicazione)

Seminario tenuto presso Res Publica, Alghero, lunedì 14 dicembre 2015
Tutti i seminari sono anche su Youtube: Gian Luigi Pirovano seminari di psicologia

TRACCIA

Se la capacità di disobbedire ha segnato l’inizio della storia umana, può darsi benissimo che l’obbedienza ne provochi la fine" (E. Fromm)

  • L'uomo come risparmiatore di energie cognitive: scorciatoie di ragionamento
  • La ricerca motivazionale
  • L'uomo animale simbolico
  • Conscio, subconscio, inconscio
  • L'illusione razionale e i prodotti
  • L'illusione razionale e i rapporti interpersonali
  • Il principio di contrasto
  • Il principio di scarsità
  • Il principio di reciprocità
  • Contraccambiare
  • Il principio di coerenza personale
  • Far scrivere gli impegni
  • Il principio di coerenza sociale o imitazione
  • "Tu" cosa pensi
  • Il principio di simpatia
  • Il "tifo"
  • Il principio di autorità
  • Lei non sa chi sono io
  • Come proteggersi
  • Come utilizzzarre in positivo questi principi, per crescere e non per omologare


TRASCRIZIONE DEL SEMINARIO

Quaesta sera faremo in un certo senso una seconda puntata del seminario precedente. Chi c'era ricorderà che abbiamo parlato in particolare di come gestire i rapporti. Ricordate il titolo: le parole che uccidono, le parole che aiutano a crescere. Forse ricordate alcuni punti: il linguaggio dell'io; osservare ma non schiacciare la persona, distinguere l'errore dal valore della persona; ecc.

C'è una cosa che in questo momento voglio notare perchè ci servirà nel lavoro di questa sera. Mi hanno detto in questi giorni: hai notato che al seminario ci sono quasi tutte donne? Ecco infatti che qui ci sono solo una decina di maschi. Voglio fare i complimenti a questi maschi perchè è un segno di sensibilità. Osserverete che spesso c'è molta più partecipazione femminile a varie iniziative e questo ha un significato. Voi lo sapete, non c'è bisogno che mi dilunghi, che la lunghissima storia di oppressione, i millenni di oppressione hanno svsiluppato la sensibilità femminile. Oggi che da circa 50 anni c'è uno sviluppo della possibilità di conquiste femminili, conquiste non facili, e voi lo sapte molto meglio di me, c'è forte nelle donne questa voglia di imparare. Anche in università sempre di più sono le donne ad iscriversi. Agli uomini che sono qui, questi pochi uomini, complimenti, perchè significa sensibilità, voglia di capire, di informarsi.

A questo proposito proprio in questi giorni è uscito un libro molto interessante della Bongiorno "Le donne corrono da sole", questo il titolo, ed è proprio su questo percorso che le donne fanno da pochi anni. Dopo essere state schiacciate per milleni, da circa 50 anni riescono sempre di più a far sentire la propria voce. Le presenze soprattutto femminili di questa sera sono un'ulteriore conferma.

Vi dicevo che la volta scorsa abbiamo trattato delle relazioni, fra amici, genitori, insegnanti, alunni, le relazioni personali. Oggi allarghiamo il discorso. Lo scopo, sia della volta scorsa che di oggi, e un po' di tutti questi seminari, è sostanzialmente uno: dare alle persone, aiutare voi, aiutare me a rafforzare la consapevolezza dei meccanismi nei quali ci troviamo tutti a vivere. Questo ci può aiutare perchè essendo più consapevoli possiamo provare a gestili meglio e ad evitare, per quanto possibile, di rimanerne vittime e magari utilizzarli in positivo.

Nella comunicazione noi distinguiamo tre grandissimi rami: uno è la pubblicità. Sapete molto bene che cos'è. Si tratta di oggetti, cose, servizi che vengono pubblicizzati.
Poi la propaganda: e qui si tratta invece di diffondere delle idee.
Infine distinguiamo le pubbliche relazioni, che io preferisco dire pubbliche e private relazioni.

Non mi soffermerò sulla pubblicità. E' un discorso molto ampio che forse conoscete. Vi faccio un solo esempio che è molto significativo. Ricordo una ricerca (gli psicologi sono molto utilizzati nel percorso di costruzione di una pubblicità, per capire i significati, capire cosa fare). Si chiama ricerca motivazionale. Il problema che ci ponevano era di capire quale confezione fosse meglio utilizzare per un formaggio. Si son fatti tanti pezzi dello stesso formaggio, tutti uguali fra loro. Ad alcuni pezzi si è messa un'etichetta che richiamava l'idea della tradizione dei nonni, ad altri pezzi un'etichetta che richiamava la modernità, e poi una terza etichetta con un'idea intermedia. Tre colori diversi, tre immagini diverse e in un supermercato una grande cesta con questi formaggi identici, ma etichettati in tre modi diversi e tutti mischiati. Solo noi sapevamo che il formaggio era sempre lo stesso. Fermavamo le persone che sostavano presso quel cestone e che sceglievano un formaggio e chiedevamo il perchè della loro scelta. Emergevano così tutte le fantasie che stanno dietro una scelta di acquisto. Coi messaggi pubblicitari ci troviamo di fronte alla sollecitazione delle nostre fantasie, del nostro immaginario. Noi ci costruiamo delle storie, il pubblicitario cerca di stimolare delle storie dentro di noi, che poi ci portano a delle scelte. Ma quanto alla pubblicità ci fermiamo qui.

La propaganda tratta invece della diffusione delle idee. Un solo esempio. Voi sapete che da un po' di tempo c'è una forte spinta verso la prevenzione. Vi sarete accorti di sicuro che le farmacie sono diventate dei supermercati. In alcune farmacie ci sono addirittura dei carrelli: si va a fare la spesa in farmacia. C'è molta pubblicità delle case farmaceutiche e il governo sta facendo molta propaganda sul tema del prevenire. Nelle mie esperienze di lavoro legate al tema della comunicazione ricordo una consulenza ad una delle più grandi case farmaceutiche. Si fa consulenza sulla comunicazione e allora o ci dicono tutto o non serve a nulla: lo psicologo deve sapere tutto quello che loro hanno in mente. Una delle cose che ci sono state dette apertamente (è grosso quello che vi sto dicendo, ma così è ed è importante esserne consapevoli) è la seguete: a noi case farmaceutiche interessa certo, ma relativamente la salute delle persone, ciò che ci interessa maggiormente è che le persone abbiano paura di ammalarsi o di essere ammalate; le vendite e i guadagni verranno di conseguenza. Mi fermo qui anche per quanto riguarda la propaganda.

Veniamo invece a noi: le pubbliche relazioni. Cioè quando ci incontriamo con un venditore, con degli amici, con qua1unque persona, quando (parola che fa paura, ma è così) reciprocamente ci condizioniamo. E' una parola che fa paura, ma se ci pensate nessuno nasce per essere solo: nasciamo da una relazione e sentiamo fortissimo il bisogno della relazione. E relazione cosa significa? Si parla, si fanno delle azioni, io imito lei, lei imita me, senza che ce ne rendiamo conto. Il bambino, e tutti siamo stati bambini, il bambino cresce imitando. La scoperta fondamentale di Rizzolatti, ne abbiamo parlato nel seminario scorso, è stata quella dei neuroni specchio. Noi cresciamo specchiandoci in tutto ciò che incontriamo. In altre parole, ci condizioniamo. Una parola che fa paura, ma bellissima se la capiamo e se nel relazionarci ne siamo consapevoli. Se ne siamo consapevoli possiamo allenarci a prendere, della nostra cultura, del nostro ambiente, le cose belle, e provare a distanziarci da quelli che vediamo essere i suoi limiti. Per fare questo bisogna sviluppare consapevolezza.

Quanto è importante nei teenager (e qui ne abbiamo tanti) il gruppo. E' l'età. Noi psicologi pensiamo che quando siamo bimbi, in qualche modo viviamo in ipnosi (faremo un seminario sull'ipnosi), cresciamo in ipnosi. Poi nell'età dei teenagers cerchiamo di trovare una nostra identità, e allora ecco tutte le lotte, le crisi, tutte le difficoltà nel rapporto fra adulti e teenagers. Un'età dificilissima. Noi adulti ce ne dimentichiamo. Se qualcuno di voi ha letto "Aden Arabia" di Paul Nizan ricorderà una frase splendida. Dice: avevo 20 anni e nessuno osi dire che è l'età più bella.

Noi abbiamo un meccanismo dentro di noi che è antichissimo e che ci aiuta continuamente: io mi sto muovendo, voi siete lì seduti, avete le gambe in una certa posizione, le mani che si muovono. Fate dei gesti e non li fate volontariamente: c'è tutto un meccanismo automatico, riceviamo miliardi di messaggi inconsapevolmente, che il nostro organismo elabora in modo automatico, senza alcuna nostra consapevolezza. Il sistema solare ha 5 miliardi di anni, la prima cellula vitale, dalla quale si è poi arrivati fino a noi, è nata 3 miliardi e 800 milioni di anni fa. Oggi noi siamo un organismo di circa 50 trilioni di cellule. Sono numeri che se li ricordiamo ci aiutano a riflettere. Queste cellule, per me da 73 anni, collaborano fra di loro, e non sappiamo perchè. Sappiamo descrivere, spiegare come funzionano, ma non sappiamo perchè collaborano. Il mio, il tuo organismo, il tuo, il tuo... In 3 miliardi e 800 milioni di anni le cellule ne hanno imparate di cose. Ma noi, come homo sapiens sapiens abbiamo solo 200 mila anni, quindi la nostra consapevolezza, che deriva da questi 3 millimetri che coprono il nostro cervello, la neocorteccia, ha solo 200 mila anni. Questo significa che la nostra parte consapevole è recentissima.

Osserviamo che in questa complessità di 3 miliardi e 800 milioni e poi di soli 200 mila anni, i meccanismi sono diventati talmente ricchi che abbiamo bisogno di crearci delle scorciatoie per poter prendere delle decisioni. Se di tutto quello che le nostre cellule hanno imparato dovessimo tenerne conto consapevolmente non ci muoveremmo più. Voi provate a dire: adesso faccio le scale e voglio farlo consapevolmente, cioè voglio capire tutto quello che fa il mio organismo, quali muscoli muovo, quali sostanze chimiche interagiscono, quali correnti elettrochimiche attraversano le mie cellule nel fare un gradino. Domani saremmo ancora al primo gradino! Quindi ecco la necssità di mettere in atto delle scorciatoie, che fa sì che in noi si siano create quelle che noi chiamiamo scorciatoie di ragionamento. E sono preziosissime, perchè se noi dovessimo essere consapevoli di tutto quello che avviene nel nostro organismo addio movimento. Abbiamo bisogno di scorciatoie. Le scorciatoie sono fondamentali.

Un altro esempio di scorciatoia e vi sarà subito chiaro. Ricordo un nostro amico che dirigeva un centro di bricolage e ci ha detto: se io vedo che un articolo che doveva girare in tot tempo mi rimane invece in magazzino, alcune volte faccio così, lo faccio sparire per una settimana, la gente si dimentica che c'era, poi lo riespongo e se prima costava 10 lo metto a 12 con scritto "offerta speciale", e sono sicuro che andrà a ruba. Scatta in noi un meccanismo importantissimo che è quello della scarsità, e lo vedremo fra poco. Offerta speciale vuol dire che magari domani non c'è più. Di fronte ad un messaggio che veicola scarsità faccio dificoltà a pensare "ma questo mi serve, mi è utile, o finirà nel ripostiglio come tante altre cose?". No, perchè scatta una specie di ansia, un istinto di possesso. Pensate al distributore di benzina che offre un ombrello "esclusivo" a chi assomma un tot di litri di benzina. Solo per te, esclusivo, ed ovviamente sono tutti ombrelli uguali! Quante volte trovate delle offerte speciali e non state lì a controllare se davvero convengono! Usiamo le scorciatoie di ragionamento.

Vi racconto un altro episodio che è famoso nel mondo della comunicazione. Si racconta di due fratelli con un negozio di abbigliamento. Avevano un'ottima intesa. Alcune volte, se si accorgevano di un certo tipo di cliente, ad un certo momento concordato uno dei fratelli si allontanava verso l'angolo opposto del negozio. L'altro, che aveva capito che il cliente era interessato ad un certo articolo da 80 €, gridava al fratello che era lontano: senti, a quanto è questo articolo così e così? E l'altro urlava: 200. Come? 200! E allora diceva sottovoce al cliente: ha sentito, 100€, va bene? Sì sì sì! E il capo era venduto, affare fatto, col cliente che frettoloso si allontanava col capo, convinto di aver fatto un affare.

Vedete, noi non ci accorgiamo di quante volte cadiamo in queste trappole della comunicazione, che raccontate così ci fanno ridere, ma in realtà ci possiamo cascare tutti noi senza che ce ne rendiamo conto.

Ora, perchè questa sera stiamo riflettendo su questo? Per cercare di avere più consapevolezza, in modo da usare in positivo questi strumenti comunicativi. Ad esempio, il primo principio che trovate sulla traccia che avete in mano è: il principio di contrasto. Se abbiamo due stimoli diversi, noi tendiamo, proprio per capire, per discriminare, tendiamo ad esasperare le differenze. Per chi ha fatto fisica c'è un esperimento molto carino. Si prendono due secchi, uno con acqua ghiacciata, l'altro con acqua a temperatura ambiente, si mettono le due mani nei due secchi e si sentirà il freddo in una mano, il caldo nell'altra. Ma se poi invertite le mani, la mano che era nel ghiaccio sentirà come bollente l'acqua del secondo secchio che in realtà è a temperatura ambiente,e la mano che era nell'acqua a temperatura ambiente sentirà un freddo esagerato nell'altro secchio. L'organismo agisce per contrasto ed esaspera la differenza fra acqua ghiacciata e acqua a temperatura ambiente per capire di più.

Per tornare al negozio di abbigliamento. Un bravo venditore tende prima a vendere un capo costoso, perchè poi, per la legge del contrasto, una sciarpa o un capo di costo inferiore sarà più facilmente abbinabile e vendibile. Mai il contrario. Una volta che uno ha comprato per 100 €, è facile riuscire a vendere un articolo ben abbinato da 30 €, o da 15 €. Per il principio di contrasto. Vi sarà capitato di acquistare un'auto e andar lì decisi col modello che volete e poi, una volta che il venditore capisce che siamo convinti aggiunge più o meno questo: senti, ora l'auto c'è, che ne dici di mettere il portabagagli, e magari l'aria condizionata, ecc. Rispetto ai 10.000 € di una piccola auto aggiungere portapacchi, radio e magari l'aria condizionata può far agire il principio di contrasto e far partire l'acquisto. Se tu parti dall'alto, per contrasto puoi ottenere di vendere un poco di più. Attenzione quindi: conviene andare a fare acquisti con la lista di ciò che si vuole esattamente!

Il principio di contrasto, come gli altri che vedremo, può essere usato contro le persone, ma può essere usato anche in positivo. Ad esempio, quando io ho detto "qui c'è una decina di maschi e le altre sono tutte donne", in qualche modo ho utilizzato il principio di contrasto per far crescere l'attenzione sulla positività della sensibilità femminile verso la psicologia e per contrasto ho sottolineato la sensibilità dei pochi maschi presenti. Sottolineando la diferenza scatta la possibilità di stimolare più interesse, di stimolare più attenzione. Gli uomini presenti invece che sentirsi in minoranza si sentono valorizzati, le donne presenti, invece di sminuire gli uomini, si possono sentire più solidali. Questo è utilizzare il principio di contrasto in positivo. Provate a pensare a vostre esperienze nelle quali il principio di contrasto è stato utilizzato per scopi di crescita.

Voi sapete che le tecniche di vendita utilizzano a piene mani i principi della comunicazione. Se ne siamo consapevoli possiamo provare a difenderci.

Un secondo principio è il principio di reciprocità. Voi sapete che noi, proprio perchè nasciamo da una relazione e abbiamo bisogno di relazioni abbiamo bisogno di dare e di ricevere. Quando c'è squilibrio fra il dare e il ricevere c'è qualcosa che non va. E allora o ci sentiamo dei tappetini se continuiamo a dare, a dare, a dare e non riceviamo niente. O può succedere che chi riceve si stufa. Succede nelle coppie ad esempio, molte volte in crisi per questo. Uno dà, l'altro riceve, poi alla fine si stufa di ricevere e va altrove. Oppure uno dei due che fa da tappetino, l'altro continua a ricevere, in uno squilibrio nell'attenzione reciproca, e alla fine il tappetino si ribella. E prima o poi la relazione scoppia. Sapete che il 50% delle coppie si lascia, il 30% restano assieme ma è un inferno, è la situazione peggiore, e solo due coppie su 10 continuano a crescere e vivono felicemente la loro relazione fino a 100 anni.

Il principio di reciprocità è usatissimo nel campo delle vendite. Alcuni giorni fa ci è arrivata una telefonata: venite per una ricerca di mercato, vi presentiamo un prodotto e vi chiediamo il vostro parere senza alcun impegno di acquisto, e per ringraziarvi del vostro tempo vi diamo la possibilità di scegliere una week end in una località di vacanza. Abbiamo una figlia che lavora nel mondo della comunicazione e quindi le ricerche di mercato le conosciamo e siamo ben disposti a dare un nostro parere. Andiamo e la reception ci conferma che si tratta solo di rispondere a delle domande su un prodotto. Entriamo e ci troviamo immersi in una tecnica di vendita pesantissima, mai vista così pesante, da anni 50, agli albori delle tecniche di vendita. Ogni due minuti c'era un applauso nella sala: contratto fatto. Altro appalauso: contratto fatto. Ecc. Abbiamo fermato il venditore: senta, noi siamo venuti per una ricerca di mercato, sappia che oggi non compreremo nulla. Quello chiama il suo superiore, il quale ci dice che se compriamo le pentole oggetto della ricerca di mercato ci fa un regalo, e noi a ribadire la nostra posizione. Allora chiama il livello gerarchico ancora superiore che aggiunge un ulteriore regalo. Per farla breve, incalzandoci con parole e con gesti teatrali hanno aggiunto 3 o 4 regali. Alla fine hanno capito e gentilmente ci hanno accompagnato fuori.

Quante volte vi siete trovati ad essere invitati a casa di qualcuno dove si presentava qualche prodotto. Si crea un clima con thè, caffè, biscotti: crei il bisogno di ricambiare. A noi hanno regalato un week end gratis. C'è in noi forte questa spinta a ricambiare, a riequilibrare il rapporto.

Vi sarà anche capitato, una volta che avete fatto un acquisto, di sentirvi dire: ci dia il nome di un amico a cui presentare questo prodotto. Il consiglio è di non darlo mai perchè sottoponete questo amico, questo parente, questa persona a fare i conti, magari controvoglia, col principio di reciprocità. E' faticoso.

Mentre noi diciamo: possiamo utilizzare in positivo il principio di reciprocità. Se pensiamo ad esempio che ogni pressione indebita merita una risposta adeguata, se sento la pressione e ne ho consapevolezza, invece che subirla guardo la persona e con forza tranquilla posso dire: senta, io l'ascolto, poi ci rifletterò, ma oggi non comprerò nulla. Per evitare di cadere in queste trappole quindi è importante darsi tempo per riflettere, altrimenti scatta questo meccanismo.

Il principio di reciprocità è alla base della socialità. Noi abbiamo bisogno di tutti: tu sei insegnante, tu sei avvocato, tu sei casalinga, tu sei calzolaio, tu sei psicologo, tu sei muratore, tu sei
piastrellista, tu sei parlamentare, ecc. ecc... abbiamo bisogno di tutti. La persona che ha fatto questo gesso col quale scrivo alla lavagna ha la stessa dignità di ognuno di noi. Nessuno di noi saprebbe fare questo gesso, ma il gesso ci serve. Il principio della reciprocità è anche questo. Noi riusciamo a gestirlo bene e a difenderci dagli usi impropri se coltiviamo dentro di noi la pari dignità, non permettendo a nessuno di usare impropriamente il principio di reciprocità. Allora riusciamo ad essere sensibili alle intrusioni, alle forzature, all'utilizzo negativo di questi principi.

Questo significa anche che è importante esprimere le nostre sensazioni, emozioni chiaramente se siamo fra adulti, altrimenti non c'è reciprocità nella relazione. E qui viene un altro punto debole, e ritorno al fatto che qui ci sono molte donne e pochi uomini. Per la sua storia la donna è tutta protesa ad esprimere, a lavorare sul mondo delle emozioni, della sensibilità, mentre l'uomo tende ad essere proiettato tutto verso l'esterno, con poca attenzione all'interiorità, e solo raramente è educato a coltivare le emozioni, raramente riesce ad esprimere in maniera adeguata le emozioni. Questa sfasatura fra maschio e femmina è uno degli elementi delle difficoltà delle coppie.

Un altro aspetto del principio di reciprocità al quale possiamo cercare di stare attenti: vi siete mai scoperti a ricevere un regalo, a dire grazie e a sentirvi rispondere "è solo un pensierino, una cosa da niente, una piccola cosa, un nulla"? In quel momento voi state negando il principio di reciprocità. La vostra parola sia sì, sì, no, no. Faccio un regalo e la persona mi dice grazie? Prego, è un piacere! Mai sminuire ciò che si fa. Vuol dire che senza che ce ne rendiamo conto sminuiamo noi, sminuiamo l'altro. Invece ho voglia di fare un regalo, mi si dice grazie, rispondo prego.

Prendiamo la parola "umile", la si utilizza spesso per indicare chi non vuole farsi notare, si schernisce, si sminuisce. E' un modo pericoloso di considerare l'umiltà. Chi ha studiato latino sa qual'è la derivazione della parola "umiltà": da humus, terra. Umiltà non è sminuirsi, umiltà è essere consapevoli che tutti siamo terra, con la stessa origine e con la stessa fine. Veniamo dalla terra, viviamo e non sappiamo perchè, ritorniamo alla terra in un ciclo continuo che continua dal big bang ad oggi, da circa 13 miliardi e 800 milioni di anni. E siamo una specie destinata a non durare molto. Questo homo sapiens sapiens che siamo noi e che da 200 mila anni vive, non ha le caratteristiche delle tertarughe o dei coccodrilli che vivono da milioni di anni, ma ha le caratteristiche degli esseri che vivono molto meno. Il genere umano sappiamo che non durerà molto. Voi lo sapete che il 99,9% di tutte le specie che sono passate sulla terra si sono estinte? Noi conosciamo un mare di insetti, un mare di fiori, un mare di animali, un mare di piante, un'infinità. Ebbene, sono solo lo 0,1% di tutti gli esseri che sappimo essere vissuti nel tempo sulla terra. Quando noi spariremo come genere umano la terra neanche se ne accorgerà e continuerà la sua vita senza la nostra spece.

Quindi godiamoci questa vita utilizzando il principio di reciprocità. Siamo adulti e allora guardiamoci in faccia e diciamoci grazie, prego, questo sì, questo no, a viso aperto. Sì, sì, no, no. Saper dire sì. Saper dire no. Sapendo che siamo fra persone tutte con uguale dignità. Tutti umili, nel senso che veniamo dall'humus e torniamo all'humus.

Un altro principio: principio di impegno e coerenza personale. Qui c'è un luogo comune di cui spesso siamo vittime, in particolare quando siamo giovani: la coerenza. Cosa vuol dire la coerenza, il bisogno dentro di noi di essere coerenti rispetto a ciò che abbiamo detto, a ciò che abbiamo fatto? Perchè scatta dentro di noi?

All'inizio vi dicevo che nel mare di stimoli ai quali siamo sottoposti abbiamo bisogno di trovare una semplificazione, una scorciatoia di ragionamento, di semplificare il ragionamento. Con la coerenza noi risparmiamo energie seguendo sempre la stessa strada. Ma alle volte, provate a pensarci, alle volte seguiamo la stessa strada contro noi stessi. Percepiamo che c'è qualcosa di sbagliato, ma ci diciamo: "ho detto quello e allora lo faccio". No. Teniamo presente che ognuno di noi è diverso da 3 minuti fa, da 5 secondi fa, da una settimana fa. Una frase che a me piace moltissimo è questa: l'unica cosa stabile nella vita è il cambiamento. Allora: agire con responsabilità, ascoltando le proprie sensazioni ed emozioni, con enorme flessibilità.

Ed è il principio su cui si basa tutta la scienza da Galileo in poi, e sicuramente dall'illuminismo in poi. La scienza non dice: questa è la verità. Dice: questo è ciò che oggi sappiamo. Domani ecco un elemento nuovo e qualcosa cambia. Questa è la scienza.

Quindi attenzione, impegno e coerenza personale alle volte ci possono portare a sbagliare. Un esempio. Vi porto ancora nel mondo del commercio perchè lì vengono molto utilizzati questi principi. Una delle tecniche è questa: siamo a Natale, si pubblicizza un giocattolo, lo si espone per un po', poi lo si ritira. Le famiglie lo vanno a cercare perchè l'hanno promesso al bambino, ma non lo trovano e devono ripiegare su altro. Passa Natale, arriviamo a metà gennaio e l'oggetto riappare nei negozi. Hai comprato l'altro ma avevi promesso questo, che ora arriva nei negozi e diventa difficile dire di no: doppio acquisto! Il principio di coerenza usato nel commercio.

Come utilizzalo invece in positivo? Forse vi sarà capitato di essere in viaggio, in una stazione, in un aereoporto e aver bisogno di acquistare un giornale, avete una valigia pesante e non ve la sentite di tirarvela dietro. Lasciarla lì, non lasciarla lì? Si è visto che se la si lascia lì e si dice alla persona accanto: "Per favore può dare un'occhiata alla mia valigia che devo allontanarmi un attimo?", bene, le ricerche ci dicono che in questo caso i furti diminuiscono del 90%, perchè la persona ti ha detto: "Sì, ci penso io". Solo nel 10% dei casi non la custodisce o addirittra se la porta via. Se invece lasci la valigia senza questa accortezza, il rischio di furto è altissimo, Principio di impegno e di coerenza personale.

E ora un altro elemento che ci può essere utile in famiglia, o a scuola, e vedremo anche nelle psicoterapie. Qualcuno di voi forse ricorderà il programma televisivo "SOS Tata". Ricordate che la tata scriveva le regole? Uno degli elementi che favorisce la coerenza positiva, ed è molto importante per genitori, insegnanti, amici è il seguente: decidiamo una cosa? Bene, la scriviamo. Scrivere gli impegni, le regole, acquista un'altra forza, una forza enorme. I genitori coi figli, i figli coi genitori, gli insegnanti con gli alunni, gli alunni con gli insegnanti, ecc. C'è difficoltà di comunicazione? Provate a scrivere, aiuta, ha un altro peso, aiuta a comunicare nelle situazioni difficili.

A noi capita in psicoterapia. Ad esempio con problemi di anoressia, o uno vuol dire stop alle sigarette, stop alla droga, al bere, ecc. Vuole venirne fuori? E' difficile? Se arriva al punto di dire: voglio venirne fuori, ma lo trovo difficile. Allora può aiutare dire: bene, ora scrivi la tua decisione di uscirne, col tuo programma, e consegna tante copie a familiari, ad amici, a persone a cui vuoi bene. E ogni settimana scrivi quello che tu decidi di voler fare e lo consegni di nuovo. Abbiamo visto che dà un'altra forza. Questo è un modo per utilizzare in positivo il principio di coerenza personale.

E poi c'è il principio di coerenza sociale. Quante volte ci siamo scoperti a dire: cosa dirà quello, cosa dirà questo, cosa dirà mio padre, cosa dirà la zia, l'amico, ecc. Funziona moltissime volte in negativo fra gli adulti. Immaginate quanto funziona nei teenagers, nell'età in cui, usciti dall'ipnosi della fanciullezza, non siamo ancora nell'adultità, vogliamo trovare la nostra personalità
e la strada che abbiamo a disposizione, quella in cui ci specchiamo, è il gruppo. Poichè facciamo fatica a condividere le posizioni dgli adulti, ma non siamo più bambini, dobbiamo confrontarci col gruppo dei coetanei. Quanto è difficile sottrarsi alla coerenza sociale, al gruppo! Io faccio i salti di gioia quando nelle scuole mi trovo un ragazzo, una ragazza che mi dice: mi sono reso conto che nel mio gruppo si fanno delle cose negative, però come faccio a tirarmi fuori, ho capito che lì si sbaglia. Una persona che è arrivata a questa consapevolezza molto facilmente trova la strada del cambiamento e si salva cambiando gruppo. Lo si aiuta a trovare il coraggio di esplorare altri gruppi. Sempre distinguendo fra le persone e le azioni. Ricordate il seminario scorso: mai condannare le persone. Aiutare la persona a riuscire a dire al gruppo: cari amici, voi siete liberi di fare quello che volete, ma quello che fate a me sembra sbagliato e io non ci sto. Voi siete persone che valgono, ma ora state facendo cose sbagliate, e io non ci sto. E' per me una gioia immensa quando arriva un ragazzo a dirmi: io ho cambiato gruppo perchè è troppo difficile star lì a vedere continuamente cose che non condivido. Vedo una persona che cresce, che sta costruendo, mattone dopo mattone, la propria personalità. Vi ricordo ancora i neuroni specchio di Rizzolatti, noi cresciamo specchiandoci nell'ambiente in cui ci troviamo o che scegliamo.

Per questo dico: ogni genitore, ogni insegnante, ogni nonno, ogni amico, è imporante che osservi i ragazzi, e quando rientrano a casa notarne l'umore, il comportamento, per capire subito il clima dal quale provengono, nel quale sono stati. Puoi capire se vengono da un ambiente deprimente o da un ambiente positivo, o da un ambiente ..., ecc. Se tutto va bene, ok, ma se percepisci che è successo qualcosa di negativo e il ragazzo non ne parla spontaneamente, cercare di informarsi per capire e per scegliere come intervenire. Perchè, lo ripeto, noi cresciamo specchiandoci nell'ambiente.

L'ambiente è fondamentale. Dopo il 1953, l'anno in cui è stata scoperta la struttura del DNA da Watson e Crick, ci siamo presi una sbornia di DNA. Oggi invece abbiamo fatto un passo avanti con l'epigenetica, cioè oltre, al di là della genetica, e sappiamo che due sono gli elemnti fondamentali: il DNA e l'ambiente. Ma il DNA viene attivato dall'ambiente. A secondo dell'ambiente vengono attivati o non attivati i segmenti del DNA. L'ambiente modifica il DNA. Oggi riusciamo a dire questo: l'ambiente è fondamentale.

Forse qualcuno di voi avrà letto "I dolori del giovane Werther" di Goethe. Saprete che addirittura il libro a suo tempo è stato proibito perchè c'è stata una sequela di suicidi dopo questo libro, suicidi per imitazione, per il principio di coerenza socale. Le ricerche dicono che nei dieci giorni successivi alla pubblicizzazione di avvenimenti negativi, le persone più sensibili, o meno attrezzate psicologicamente sono più a rischio di imitazione. Tanto conta l'ambiente!

Pensate al principio di coerenza sociale e alle domande fondamentali della vita. Cos'è la vita? Cos'è la morte? E' una cosa molto delicata, ma oggi sappiamo, l'epistemologia ce lo dice (e faremo un seminario su questo: "Fra relativismo e assoluto"), oggi sappiamo che non abbiamo risposte, si tratta di qualcosa che è al di là delle nostre capacità. E proprio perchè è al di là delle nostre capacità, ognuno di noi ha il diritto di pensare quello che vuole. Ognuno di noi ha diritto di scegliere la religione che vuole, l'ateismo, l'angosticismo, il politeismo, ecc. perchè è una zona dove non esiste possibilità di dimostrazione. E invece quante cose i nostri antenati e noi oggi facciamo in nome di un'idea indimostrabile.

380 d. C., lo sapete, l'editto di Teodosio, religione cattolica religione di Stato. E cominciano a buttar giù tutto... quello che adesso sta facendo l'ISIS con i monumenti, i musei l'hanno fatto i nostri antenati dal 380 in poi. Quante cose tremende si possono fare col principio di coerenza sociale. Il gruppo!

Bergoglio comincia a dire cose nuove. Io sono nato nel 1942, mia madre era presidente delle giovani di azione cattolica del paese, ricordo che c'era stata la scomunica dei comunisti. Se andate a leggere quel documento storico dice: si scomunica "perchè il comunismo distrugge i principi della vera religione". Oggi per fortuna questo è superato e Bergoglio dice molto chiaramente: "ogni religione ha in sè il seme del fondamentalismo". Quindi sta dicendo in qualche modo che non esiste una religione vera. Abbiamo diritto ognuno a scegliere quella che ci va bene perchè ci dà qualche risposta alle domande fondamentali, ma sapendo che è una nostra scelta, non è frutto di una prova dimostrata.

Ancora principio di coerenza sociale. Pensate anche al mondo della tifoseria, ai tifosi; pensate quante cose fanno anche i fans di un gruppo musicale; a cosa fanno di splendido anche alcuni gruppi di giovani come quelli che ci sono qui a Res Publica; e poi a quanti disastri possono fare altri gruppi come quelli che hanno sfondato la vetrina di una di voi; e così via. Principio di coerenza sociale, quindi atti vandalici, ma anche cose molto belle. E' l'importanza di saper scegliere il gruppo da frequentare e di saper cambiare gruppo se qualcosa non riusciamo a farla funzionare bene.

Si tratta di come riuscire ad utilizzare questo bisogno che abbiamo di riconoscerci in un ambiente, in un clima sociale. Forse nessuno di noi si troverebbe bene se andassimo in Arabia e lì vivessimo col nostro back ground, con la nostra struttura, con la storia che abbiamo alle nostre spalle. In quel mondo, in quell'ambiente sociale dove ad esempio le donne sono riuscite a votare solo in questi giorni, ma con enormi difficoltà, ecc.

Per provare a dire il tutto con una parola sola direi: l'esempio è fondamentale!

Nel principio di coerenza sociale è importante anche un altro aspetto. Quando noi ci troviamo in difficoltà. Quante volte vi sarà capitato di vedere una persona lì sdraiata per terra e non vi siete fermati, nessuno si è fermato a vedere se aveva bisogno o meno. Se foste stati da soli forse vi sareste fermati, ma vedete che nessuno si ferma e per il principio di coerenza sociale tirate dritto anche voi. Tenete quindi presente che se avete bisogno evitate di dire "qualcuno mi aiuti". No! Perchè "qualcuno" non vuol dire niente. Ricordatevi di rivolgervi direttamente ad uno dei presenti ad uno specifico dei passanti e dire "tu, chiama il 118". Tu! Perchè altrimenti col "qualcuno" tutti si guardano e nessuno si muove. Tu!

E lo stesso per il principio di coerenza sociale è molto importante quando qualcuno ci dice: ma quello la pensa così, ma cosa dirà quello, cosa dirà l'altro, ecc. Se siamo attenti riusciamo a fare un passo di lato e dire: ma tu cosa pensi? Cioè aiutare la persona, e anzitutto noi stessi, a prendere la giusta distanza dal principio di coernza sociale, guardarci un attimo dentro, aiutare l'altro a guardarsi un attimo dentro e riuscire a dire: sì, quello dice così, l'altro dirà forse così, ma fermiamoci un attimo e, tu, cosa pensi, tu, come vedi la cosa?

E ora un altro principio, il principio di simpatia. Questo è usato a piene mani nella pubblicità. Usare dei testimonial, usare degli attori che piacciono. E che non sono mai scelti a caso, ma sono scelti dopo aver fatto delle ricerche su vari personaggi e contattando quello che le ricerche indicano come il più accattivante per l'immagine che si vuol dare di quel prodotto specifico.

Come usare in positivo il principio di simpatia? La parola simpatia possiamo tradurla anche con empatia, con feeling. Si comunica meglio quando scatta il feeling. E qui abbiamo il problema di creare feeling. Questo è un problema enorme ad esempio nella classi, è un problema enorme nelle famiglie, per creare intesa invece che divisione, scontro. E' un problema molto grosso. E molto difficile. Bisogna ascoltare molto. E ricordarci che noi abbiamo due orecchie, abbiamo due occhi e una sola bocca. Quindi dobbiamo ascoltare molto, osservare molto e parlare solo la metà rispetto all'ascoltare e all'osservare. Fare quello che noi chiamiamo ascolto attivo. Cioè uscire dalla trappola che il mio modo di vedere la vita e il mondo sia quello giusto. Una trappola in cui è facile cascare.

Qui ci sono tante persone, ci sono tante teste, ci sono tante esperienze diverse. Possono essere tanti modi di pensare. E io posso trovare il modo per viver bene in classe, in famiglia, con gli amici, nella coppia, solo se ascolto e osservo molto. E allora potrò accorgermi di molte cose. Se invece, come succede, parlo, parlo, parlo, e non osservo, non ascolto, è molto facile che caschi nella trappola di pensare che sono io quello che ci vede bene, quello che sa come va il mondo. E questa è una trappola che non crea simpatia, non crea empatia, assolutamente.

Un altro principio: principio di autorità. Quante volte ci scopriamo a dire o a sentire nelle presentazioni: l'avvocato tal dei tali, lo pscologo tal dei tali, l'insegnante, il dirigente, ecc. Torniamo all'humus: nessuno di noi è più su, più in alto di un altro, assolutamente. Questa è una cosa difficilissima, ma nella nostra esperienza di psicologi è fondamentale, siamo tutti con ruoli diversi e nessuno ha un ruolo più importante, nessuno. Se ci pensate è molto difficile che troviate qualcuno che dica semplicemente "io sono ..." aggiungendo semplicemente il nome senza il ruolo, il titolo. Io sono Franceso, Giovanna, ecc. e faccio il tal tipo di lavoro, faccio lo psicoterapeuta, come tu fai il piastrellista, come tu fai il presidente, come tu fai il calzolaio, come tu fai lo studente, ecc. ecc. Tutti i ruoli sono con pari dignità e abbiamo bisogno di tutti i ruoli, ma con chiarezza sulla pari dignità di tutti.
Il principio di autorità. Chi è andato a scuola prima del 1968 ricorda che era fortemente presente allora, nelle scuole e nella società. Il movimento del 1968 ha rotto il principio di autorità, che però è ritornato in altri modi. E' stata allora una rottura estremamente importante. Trovare un equilibrio dopo quella rottura è difficile e non ci siamo acora riusciti. Il nodo è questo: il riferimento all'humus. Siamo tutti con la stessa origine, siamo tutti terra, tutti torniamo alla terra, siamo tutti necessari l'uno all'altro, tutti con ruoli diversi. Le stringhe delle mie scarpe non le ho fatte io. Tutti con uguale dignità.

Finiamo col principio di scarsità. Abbiamo visto l'esempio del nostro amico che non riuscendo a vendere un articolo lo faceva sparire per una settimana e poi lo esponeva a prezzo maggiorato scrivendo "offerta speciale". Speciale per lui, ma non certo per i clienti.

Potremmo dire molto. Ad esempio il proibizionismo ha sempre dovuto fare i conti col principio di scarsità creato proprio dal proibizionismo in modo sbagliato. Basta proibire una cosa per far scattare il desiderio di averla, di provarla proprio perchè proibita. Il principio di scarsità. Anche la liberalizzazione può non ottenere i risultati che si vorrebbero, e allora si va verso una via intermedia allo scopo non di risolvere i problemi, ma semplicemente di limitare i danni. La legge sulle droghe leggere nasce in quest'ultima logica.

Per concludere: cosa possiamo fare? Nella nostra storia abbiamo qualcosa di molto prezioso nelle nostre cellule da 3 miliardi e 800 milioni di anni. Non vi è mai capitato di trovarvi in una delle situazioni che ho cercato di descrivere e sentire dentro di voi come un allarme? Lo ascoltate e vi salvate. Se però lo mettete da parte e ad esempio fate l'acquisto, o dite quella frase, o tacete, sentite di avere sbagliato. Vi è mai capitato? E poi di capire di aver sbagliato a non ascoltare le prime snsazioni? Siate molto attenti ai segnali delle vostre cellule, sappiate fermarvi, allenatevi a fermarvi. Le vostre cellule vi stanno trasmettendo un messaggio, stanno dicendo: attenzione c'è un tranello. E una volta che avete scoperto il tranello, che potrebbe essere dentro uno di questi principi che abbiamo visto, chiedetevi: come faccio ora ad utilizzare questo principio in positivo, quindi non per fregare la gente, ma per crescere io e aiutare a crescere?

Forse, se fate questo esercizio di ascoltare il vostro corpo, le vostre sensazioni cosa vi dicono, forse troverete la risposta e farete dei passi avanti nelle relazioni, nella vostra vita.

ALCUNE LETTURE UTILI PER APPROFONDIRE ED ESERCITARSI

  • "Le armi della persuasione" di R.B. Cialdini, ed Giunti (€ 11,36)
  • "I persuasori occulti" di V. Packard, ed. Einaudi (€ 12)
  • "Fuga dalla libertà", di E Fromm, edi. Mondadori (€ 10)
  • "L'obbedienza non è più una virtù", di don Milani, download gratis su www.liberliber.it

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